La mia famiglia, il 25 dicembre

Le feste sono finite.
Il Natale è appena passato e scrivo queste righe più per fare ordine che per raccontare qualcosa di davvero nuovo. La mia famiglia è disastrosa sotto diversi punti di vista. Non siamo bravi con l’affetto, non siamo bravi con la socialità, non siamo bravi a dirci le cose. Siamo tutti abbastanza delle frane.
L’unico giorno in cui ci ritroviamo tutti seduti allo stesso tavolo, a parlare davvero, è Natale. Ed è una cosa che a volte mi pesa, perché mi sembra falsa, forzata, come se ci ricordassimo di essere una famiglia solo perché il calendario lo impone. Eppure, allo stesso tempo, mi va bene così.
Ogni Natale è una specie di rito strano, fatto di persone che conosco a memoria e che, nonostante tutto, mi fanno sentire a casa.
C’è mio nonno Giovanni, che si lamenta ogni due minuti per qualche dolore nuovo e che ogni anno dice che potrebbe essere l’ultimo Natale. Non lo è mai stato. Prima o poi lo sarà davvero, e forse quel giorno gli dirò che aveva ragione.
C’è mia nonna Cesira, che mangia qualsiasi cosa senza mai fermarsi, ma che aspetta solo il tiramisù. Due porzioni, sempre. Lo ama come se fosse l’unica certezza rimasta.
C’è mio fratello Federico e la sua ragazza del momento. Negli anni sono cambiate molte volte, ma in qualche modo mi sembrano sempre tutte uguali: strane, particolari. Lui bestemmia, insulta i nonni e prende tutti in giro. È il suo modo di dimostrare affetto.
C’è Massimiliano, che ha un talento incredibile: mangiare in fretta e sparire. Vuole stare solo, nei suoi spazi. Ogni tanto accenna un sorriso, ma resta sempre molto critico, forse anche troppo.
C’è Andrea, che arriva sempre in ritardo ma fa i regali migliori di tutti. Davvero, nessuno come lui. E la sua ragazza, che parla poco, sta quasi sempre in piedi e sembra non amare molto stare seduta. O almeno così dicono tutti.
C’è mia zia, che racconta avventure incredibili, dice di sapere tutto e di aver visto il mondo. Non so quanto sia vero. C’è Silvia. Non la conosco. Mi fa paura. Preferisco non approfondire.
Poi ci sono mamma e papà. Mamma è ansiosa, vuole che tutto sia pulito, prende in giro i nonni e scherza sempre. Papà cucina, sistema, sparecchia. È disponibile, presente, silenziosamente fondamentale.
Quest’anno c’era anche Chiara. Il nostro primo Natale insieme qui a casa, il secondo da quando stiamo insieme. Sono felice che abbia visto questa famiglia di matti. In un certo senso è come presentarle una parte molto vera di me.
Per il resto, ora sono in ferie. Lavorerò qualche giorno e poi di nuovo stop, e questa cosa mi rende sorprendentemente felice.
Ma il vero motivo per cui questo Natale mi resterà addosso è un altro: il 24 gennaio parto per il Giappone. Biglietti presi. Tutto confermato. Forse. È un Natale che guardo già da lontano, perché so che tra poco sarò altrove.
Non ho sentito molto l’atmosfera natalizia quest’anno. Poche luci, poche strade, niente neve, niente freddo. Forse sono uscito poco. Forse avevo già la testa da un’altra parte.
Forse però la famiglia, quest’anno, era più invogliata del solito. Forse perché tutti sappiamo che potrebbe davvero essere l’ultimo Natale di nonno.
Alla fine la vita è questa. Se doveva essere l’ultimo, lo abbiamo fatto come sappiamo fare noi: un po’ storto, un po’ rumoroso, un po’ vero.
Ci rivedremo l’anno prossimo. In realtà ci vediamo quasi tutti i giorni, viviamo praticamente insieme. Ma a Natale, per qualche ora, fingiamo che sia speciale. E forse va bene così.