Cosa ne penso del sistema scolastico italiano
Dal primo all’ultimo giorno passato tra le mura di scuola ho maturato una riflessione che ancora oggi mi porto dietro e di cui sono fermamente convinto.
Non ho mai avuto modo di parlarne con qualcuno, poiché sono circondato da persone con le quali è spesso complesso entrare in argomenti simili non per ignoranza o cose del genere, semplicemente non si crea proprio il modo per farlo.
Il mio percorso scolastico è stato qualcosa di estremamente complesso, soprattutto dal punto di vista comportamentale, e mi ha causato non pochi traumi.
Vorrei quindi spendere due parole per raccontarvi cosa penso dell’istituzione scolastica italiana secondo il mio parere e la mia personale esperienza con la premessa che ognuno di noi è diverso e vive le situazioni a modo proprio.
Piccolo ps: so che molte delle persone che leggono questo post non sono italiane e quindi hanno un modo totalmente diverso di vedere queste cose, poiché il sistema scolastico italiano è incredibilmente diverso rispetto a quello di altri Paesi.
Credo però che sia interessante sapere cosa succede anche dall’altra parte del mondo, quindi vi chiedo se vi va di raccontarmi la vostra esperienza e il vostro parere: potete tranquillamente scrivermi una mail a delducathomas04@gmail.com, sarò felice di leggervi.
Vi lascio alla lettura di questo post <3
Il mio rapporto con la scuola e come l’ho vissuta
Ho ricordi frammentati del periodo dell’asilo e dei primi tre anni di elementari.
Un giorno, all’asilo, da grande fan di Ben 10 quale ero, mi sono lanciato violentemente a terra simulando una caduta solo perché lo avevo visto in un episodio: dopo la caduta, Ben si trasformava nel mostro rosso con quattro braccia, che nella versione italiana si chiamava Dueperdue (non ho idea di come si chiami in inglese, lol).
Sciocchezze a parte, ho vissuto quei primi anni senza problemi, con totale spensieratezza cosa che presto è scomparsa.
Sin dai primi anni di elementari ho iniziato a riscontrare i primi problemi con me stesso, con la scuola e con lo studio.
Ricordo la poca voglia di fare quei compiti elementari tipo colorare le unità, le decine e le centinaia con i pastelli, su una scheda stampata in bidelleria e attaccata con colla stick da due soldi.
Ricordo il mal di pancia che mi prendeva ogni volta che dovevo andare a scuola, la paura e l’ansia quando arrivava la maestra d’italiano la signora Scorpioni.
Ancora oggi me la sogno la notte, e se la incontro cambio strada.
Credo sia stata uno dei mali più grandi della mia infanzia.
Tutto questo per dire che il mio periodo alle elementari non è andato poi così liscio.
Tra una sgridata e l’altra, una maestra di sostegno che mi seguiva e mille problemi con i compiti, sono poi passato alle scuole medie...
Ancora oggi ho ricordi belli e dolorosi, a cui cerco di non pensare mai.
Sorvolo, ma ci tengo a dire due parole non tanto sul mio percorso in sé, quanto sulle problematiche che ho riscontrato da studente.
Salto il periodo delle superiori noioso, passato per lo più in silenzio ma ci tornerò dopo.
Ciò che penso (il mio parere personale, nulla di certificato)
(Tutto ciò che segue si basa esclusivamente sulla mia esperienza personale; non è assolutamente detto che valga per tutti.)
I professori sono troppo influenzati dal curriculum lasciato dai docenti precedenti.
Quello che le maestre delle elementari scrivevano su di me ha avuto, secondo me, un impatto negativo sul modo di porsi delle professoresse delle medie e lo stesso vale per le superiori.
Sarebbe meglio dividere realmente i percorsi come avviene all’università, dove nessuno si interessa dei tuoi voti passati: segui, studi, superi. Fine.
(Ovviamente non parlo di esami o metodi universitari, ma del concetto di ripartire da zero.)Spesso, se sbagli una volta, vieni subito etichettato.
Durante medie e superiori ho notato che basta un errore, una giornata storta, una risposta data male e vieni segnato.
Da lì in poi ti ritrovi i professori che ti prendono di mira con domande solo per te, o per “richiamare la tua attenzione”.
Una o due volte ci sta; alla terza, però, ti passa la voglia.
Sembra quasi che non possano fare lezione senza di te.Se sei silenzioso o poco socievole, vieni trattato come uno stupido.
Dalla mia esperienza posso dire che le persone tranquille e riservate vengono spesso sottovalutate, come se il silenzio fosse sinonimo di ignoranza.
Ho visto menti brillanti restare nell’ombra solo perché non partecipavano attivamente alle lezioni, nonostante i buoni voti.
Anch’io mi sono sentito così: preso in giro, ridicolizzato, perché troppo chiuso o poco “partecipativo”.
A volte, semplicemente, bisognerebbe lasciare in pace le persone.Si pensa che la scuola debba per forza forgiare il tuo modo di pensare.
Uno degli errori più grandi, secondo me, è credere che la scuola debba “modellarci”.
In realtà, dai banchi di scuola nascono molti dei problemi sociali di oggi: ragazzi che fingono durezza per non diventare bersagli di un sistema tossico, che perdono la voglia di andare a scuola perché ogni giorno è una prova di sopravvivenza.
I più bravi vengono etichettati come secchioni, sfruttati per copiare o farsi interrogare al posto degli altri.
È una spirale che spegne chi avrebbe davvero tanto da dare.
Questi sono solo alcuni esempi, potrei parlarne ancora a lungo, ma non voglio creare un post infinito.
La scuola deve formarti emotivamente?
Non credo che la scuola debba insegnare empatia o moralità.
Non voglio delegare la mia crescita emotiva a un ente statale.
L’empatia, secondo me, non si impara a scuola, ma attraverso le esperienze e gli esempi reali.
Sono stati proprio gli esempi positivi e negativi ad avermi formato più di qualsiasi corso o lezione.
Per me, il senso dell’esistenza sta nella dedizione agli altri.
Non credo che si possa “aggiustare” una persona con corsi di educazione emotiva.
Puoi anche sembrare pigro o egoista, ma se aiuti concretamente chi ti sta intorno, la tua vita ha senso, indipendentemente da ciò che pensano gli altri.
La scuola è importante per la socialità e per la conoscenza, non per insegnare moralità.
Creare “corsi etici” statali è rischioso: se cambia la gestione, quegli strumenti possono diventare armi contro chi la pensa diversamente.
L’arte e la cultura appartengono al sogno e il sogno non dovrebbe avere limiti.
Credo che l’esperienza personale sia fondamentale.
Se hai attorno le persone giuste, puoi confrontarti liberamente, senza bisogno di istituzioni o esperti.
Gli esempi reali, la fiducia e la dedizione reciproca hanno un impatto enorme, più di qualsiasi altra cosa.
Conclusioni
Detto questo, so che per alcuni questo sarà un post noioso, ma avevo bisogno di esprimere la mia opinione, anche se non richiesta.
Prima di chiudere, voglio scrivere due righe per una persona davvero speciale, che ho avuto la fortuna di incontrare durante il mio percorso scolastico.
Prof.ssa Galli,
Parlo direttamente a lei per dirle qualcosa che non le ho mai detto, ma che merita di sentire.
Ricordo benissimo lo sguardo con cui mi osservava durante le lezioni, la felicità che le illuminava il volto nel sapere che, per quanto fosse complicato starmi dietro, ce la stava facendo.
Quel ragazzo abbandonato a sé stesso, fragile, lanciato in un mondo tanto crudele, appariva per molti irrecuperabile ma lei no.
Lei ha visto oltre.
Non ho mai avuto un legame così intenso con un adulto.
La penso spesso, anche nelle scelte più importanti che ho fatto fino a oggi.
Senza di lei non sarei la persona che sono.
Non avrei approfondito la letteratura che mi ha forgiato, non avrei imparato l’arte della scrittura che oggi mi accompagna come un’amica fedele, e non avrei mai riaperto un libro con la passione che ho adesso.La ringrazio con tutto me stesso per quei tre anni, che mi sono sembrati un’eternità gli anni in cui ho conosciuto la parte peggiore di me, e in cui l’ho lasciata andare.
Prego che tutti i giovani che vogliono insegnare possano diventare come lei, continuando a ispirare milioni di persone a conoscersi fuori dai banchi, a costruire la versione migliore di sé, e a rendere il mondo più creativo e più bello.
Parlerò di lei ai miei futuri figli, nella speranza che un giorno possano conoscerla.
Grazie.
Thomas
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